Bio

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In principio furono quelle scatolette di cartone usa e getta della Kodak, quelle, che più che macchine fotografiche sembravano succhi di frutta della Yoga, con quelle tipiche tonalità arancio e rosse sgargianti.

 

Qualche anno dopo arrivarono le macchine fotografiche giapponesi a pellicola, l’equivalente delle moderne digitali ma più grosse e meno tecnologiche (che quando avevo 12 anni io andava di gran moda regalare alle comunioni). In una botta sola ne ricevetti tre…che spaccai quasi tutte nel giro di un anno.

 

Poi fu la volta delle compattine digitali da 5 megapixel, i telefonini con fotocamera incorporata e, qualche anno più tardi, quando le disponibilità economiche lo consentirono, il passo in avanti verso il mondo della fotografia semi seria con la mia prima reflex digitale Canon 450D.

 

Ormai il mondo non lo guardo più solo con gli occhi, lo filtro attraverso l’obiettivo della macchina. Una foto, che sia stato io a scattarla o che sia il risultato dell’estro di un blasonato professionista, racconta in un millesimo di secondo una storia e non ha la presunzione del cinema di snocciolartela per intero e in ogni sua sfaccettatura. Ti fornisce un punto di vista, ti mette in mano un pezzetto di vita e sei tu che te la devi costruire quella storia, mettendo insieme i puntini, cercando i dettagli, studiando i personaggi e i colori, le luci e le ombre…e ogni occhio si costruisce un romanzo tutto suo.

 

Io sono Gianluca Maroli e questo è quel che vedo.